SI RINNOVANO I COMITATI PARROCCHIALI: TOCCA A ME!

Il 21 e il 22 novembre le nostre comunità tornano alle urne — quelle vere, quelle
davanti alla chiesa — per rinnovare i Comitati parrocchiali e, con essi, il Consiglio
Pastorale che accompagna il cammino delle nostre 14 comunità. Un appuntamento
che si ripete ogni cinque anni, ma che vale la pena raccontare bene, perché riguarda
tutti: non solo chi si mette in gioco come candidato, ma chiunque abbia a cuore la
vita della propria parrocchia.

Cosa fa il Comitato parrocchiale?
Si prende cura della vita concreta della comunità: dalla cura degli spazi comuni alle feste
patronali, dal rapporto con gli altri gruppi parrocchiali fino all’animazione della vita cristiana
del paese. Rende operative le linee guida definite in Consiglio pastorale di Unità.
Chi può essere eletto nei Comitati Parrocchiali?
Il fedele che ha compiuto il 16° anno di età, professa la fede cattolica, ha ricevuto i
Sacramenti dell’iniziazione cristiana ed ha desiderio di lavorare per il bene della comunità
cristiana locale. Sono candidati coloro che, ritenuti idonei, vengono segnalati dai
parrocchiani in una preventiva ricognizione ed accettano la candidatura.
Sono esclusi dall’elezione coloro che fanno parte del proprio Comitato
parrocchiale da due mandati continuativi: Anna Antoniol, Mara Pedri, Barbara
Corradini (Vezzano); Nicoletta Zambaldi e Luigi Rodighiero (Terlago); Luca Pedrotti e Bice
Margoni (Ranzo); Mariarosa Mosna e Mariarosa Valduga (Fraveggio); Giovanna Orsi e Virgilla
Calliari (Padergnone); Cristina Fachinat e Maria Angela Defant (Monte Terlago); Lara Baceda
e Lucia Travaglia (Pergolese); Monica Salvetta e Carlotta Chiellino (Sarche); Manuela Toccoli
(Pietramurata).

Quanti membri si eleggono, comunità per comunità

ComunitàMembri da eleggere
Vezzano4
Terlago4
Pietramurata4
Padergnone3
Pergolese3
Sarche3
Fraveggio3
Ciago3
Ranzo3
Covelo3
Monte Terlago3
Santa Massenza2
Lon2
Margone2

“Mettiti in gioco”: perché dire sì al Comitato parrocchiale

C’è un momento, ogni cinque anni, in cui ogni comunità della Valle dei Laghi si interroga su chi vorrà prendersi cura di lei nei prossimi anni. Non serve essere teologi, né avere già ricoperto ruoli in parrocchia: serve solo la voglia di esserci.

Non è un impegno impossibile. Il Comitato si riunisce in media sei volte l’anno — non un secondo lavoro, ma qualche ora dedicata a un pezzo di comunità che altrimenti rischierebbe di restare senza voce. Chi ha già fatto questa esperienza racconta spesso la stessa cosa: si dà tempo, ma se ne riceve molto di più, in relazioni, appartenenza, senso.

Serve a tenere viva la comunità. Le nostre sono comunità piccole, alcune piccolissime. Il Comitato è, letteralmente, lo strumento con cui una comunità continua a esistere come tale: cura la chiesa e gli spazi comuni, organizza la festa patronale, tiene i contatti con la parrocchia e con le altre realtà del territorio, fa sentire viva quella “presenza cristiana capillare” che altrimenti si perderebbe.

C’è posto per tutti i talenti. Chi è bravo con le mani, chi con i numeri, chi con le relazioni, chi semplicemente ha tempo e buona volontà: il Comitato funziona proprio perché mette insieme persone diverse, ciascuna con la propria parte di responsabilità.

Perché oggi conta più di ieri. Le nostre 14 comunità sono affidate a un unico parroco. Non è più il tempo in cui ogni paese aveva il proprio sacerdote residente, e le vocazioni che un tempo sostenevano questo modello sono in netto calo. È una realtà che tutti conosciamo, ma che vale la pena dire chiaramente: se le nostre comunità vogliono restare vive, non possono più contare solo sulla presenza del parroco. Devono contare sui laici. Il Comitato parrocchiale non è quindi un’aggiunta facoltativa alla vita della parrocchia: è, sempre di più, ciò che permette a ogni comunità di continuare a esistere come tale.

Un’unica comunità, non tanti campanili. Proprio perché camminiamo insieme come Valle dei Laghi, è importante viverci non come tanti paesi ciascuno geloso delle proprie cose, ma come un’unica comunità cristiana fatta di tante case. Le rivendicazioni di campanile — “a noi manca questo”, “agli altri danno di più” — appartengono a una logica che non ci aiuta più. Il Consiglio Pastorale di Unità esiste proprio per pensare insieme, non per contare cosa spetta a ciascuno.

Un pensiero per don Stefano. Un parroco solo per 14 comunità è un carico di lavoro enorme, che nessuno può reggere da solo. Chi entra nel Comitato non gli toglie un peso soltanto organizzativo: gli offre anche vicinanza, fiducia, amicizia. È un servizio alla comunità, ma è anche, concretamente, un modo per non lasciarlo solo.

Un’ultima cosa. Se qualcuno ha già pensato “non tocca a me” o “ci sarà sicuramente qualcun altro più adatto” — è esattamente il pensiero che, ripetuto da tutti, lascia i Comitati vuoti. Se vi verrà chiesta la disponibilità, o se vorrete proporvi voi stessi, pensateci: una comunità viva è fatta di chi decide di esserci.

SI RINNOVANO I COMITATI PARROCCHIALI: TOCCA A ME!
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